Flurry
Flurry è un triciclo digitale educativo sviluppato da Italtrike, pensato per unire movimento fisico, gioco interattivo e apprendimento.
Ho lavorato a questo progetto come programmatore, occupandomi della componente videoludica e interattiva: il sistema che permette al bambino di controllare il gioco attraverso la pedalata, lo sterzo e le azioni compiute sul triciclo.
Un triciclo che diventa interfaccia
L’idea alla base di Flurry è trasformare un oggetto fisico e familiare, il triciclo, in un’interfaccia di gioco.
Il bambino non interagisce con un joystick o con un touchscreen, ma con il proprio corpo. Pedalando, sterzando e regolando la velocità, invia comandi al tablet e diventa parte attiva dell’esperienza digitale.
Questa relazione tra movimento e gioco rende Flurry un progetto particolarmente interessante: il corpo non è separato dall’interazione, ma ne diventa il centro.
Gioco, movimento e apprendimento
Nel progetto mi sono occupato della programmazione della parte digitale.
La sfida principale era tradurre input fisici — pedalata, direzione, velocità e azioni del bambino — in regole di gioco semplici, leggibili e reattive.
Programmare Flurry significava quindi costruire un ponte tra corpo e schermo. Ogni feedback doveva essere chiaro, immediato e adatto a un pubblico molto giovane.
Il mio ruolo nel progetto
Nel progetto mi sono occupato della programmazione della parte digitale.
La sfida principale era tradurre input fisici — pedalata, direzione, velocità e azioni del bambino — in regole di gioco semplici, leggibili e reattive.
Programmare Flurry significava quindi costruire un ponte tra corpo e schermo. Ogni feedback doveva essere chiaro, immediato e adatto a un pubblico molto giovane.
Un progetto phygital
Flurry è un progetto phygital, perché collega un oggetto fisico a un’esperienza digitale.
Il triciclo mantiene la sua natura concreta, legata al movimento e alla coordinazione. Il videogioco amplia questa esperienza, trasformando il gesto fisico in esplorazione, obiettivo e feedback.
Il bambino non resta fermo davanti allo schermo: per giocare deve muoversi, pedalare, orientarsi e rispondere agli stimoli attraverso il corpo.
Perché Flurry è importante nel mio percorso
Flurry è stato per me un progetto significativo perché mi ha fatto percepire in modo concreto il valore del mio lavoro.
In questo caso programmare non significava solo costruire meccaniche, interazioni o sistemi digitali, ma contribuire a un’esperienza pensata per aiutare bambini reali nel movimento, nella coordinazione e nell’apprendimento.
Uno degli aspetti che mi ha motivato di più è stato sapere che Flurry poteva essere utile anche in contesti di riabilitazione, per bambini in ospedale o in percorsi terapeutici. Il codice che stavo scrivendo non serviva soltanto a far funzionare un gioco, ma a rendere possibile un’esperienza capace di sostenere il corpo, la motivazione e la partecipazione dei bambini.
Sapere che il mio lavoro poteva avere un impatto su persone concrete è stato ciò che mi ha fatto lavorare con più entusiasmo. Ogni scelta tecnica non era fine a se stessa, ma faceva parte di un progetto più ampio, in cui il videogioco diventava uno strumento al servizio della crescita, della cura e della relazione educativa.
Per questo Flurry rappresenta una tappa importante del mio percorso: non solo perché unisce gioco, design e tecnologia, ma perché mi ha mostrato che il game development può diventare qualcosa di utile, capace di incidere positivamente sulla vita delle persone.

